Il più intelligente degli animali, l’essere umano, vanta la sua preziosa razionalità. Ma molte volte si trova a non usarla quando sarebbe necessario farlo per il bene proprio e degli altri. Spesso rimpicciolisce l’importanza delle future dolorese conseguenze delle proprie azioni irresponsabili. Poi, quando le conseguenze si presentano, improvvisamente diventano importanti… ma chiaramente è troppo tardi.

Ad esempio un automobilista guida superando i limiti di velocità, non pensando al rischio che corre. Poi prende una multa e si lamenta per quanto è salata. Oppure finisce in ospedale e pensa a quanto è brutto avere un osso rotto.

Lo sapeva già prima, che superando il limite di velocità si può prendere una multa salata o finire in ospedale.

Lo sapeva, ma era come se non lo sapesse.

Il nostro mondo soffre le conseguenze di questa grave patologia che affligge miliardi di persone:

l’abitudine a vedere e a considerare solo il presente e non il futuro.

Quando poi il futuro arriva, l’essere umano si lamenta. Quella che riceve non è certo una sorpresa. Sapeva già tutto. Eppure reagisce come se fosse una sorpresa.

Il nostro cervello, in assenza di una adeguata educazione, tende a funzionare così.

Quindi un’educazione è necessaria proprio su questo.

Sapere è diverso da essere pienamente cosciente: la stessa informazione ha un impatto diverso a seconda che se ne stia parlando o che si venga messi di fronte alla realtà sbattendoci la testa.

L’essere umano sa che comportandosi in un certo modo rischia che la vita gli riservi una punizione. Ma se quella punizione non l’ha ancora vissuta, gli sembra più piccola, meno dolorosa.

Questa anestesia che l’umano ha nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni la vediamo nel mondo della criminalità. Quando una persona commette un crimine grave pensa solo alle sue ragioni, non alle conseguenze a cui andrà incontro, tipicamente la galera.

Una persona che non è mai stata in galera conosce magari nozionisticamente, ma certo non pienamente, ciò che comporta:

– il tempo sembra passare molto più lentamente, e una settimana sembra un mese

– quando si è più vecchi è più difficile rimettersi a studiare

– usciti di galera è ancora più difficile trovare un posto di lavoro, per tre motivi:

– si è più vecchi (e i datori di lavoro assumono più volentieri i più giovani)

– si ha un curriculum meno ricco rispetto a quello che si avrebbe se in tutto quel tempo si avesse lavorato

– i datori di lavoro preferiscono persone che non sono state delinquenti

Per questo uno dei più importanti processi educativi perprevenire la delinquenza è

far conoscere ai bambini e ai ragazzi com’è difficile la vita in galera e com’è difficile anche dopo la galera.

Più in generale è necessario abituare bambini e ragazzi a pensare al futuro. Invitandoli a porre attenzione alle conseguenze. Invitandoli a non cadere nel tranello che ci tende spesso la nostra mente, che tende a offuscare i rischi che si corrono ogni volta che si compie una certa azione.

Certo la paura non è l’unica leva da usare. Ma credo ci sia bisogno anche di quella. Del resto la paura è un sentimento che ci protegge dai pericoli. Se mancasse non sopravviveremmo a lungo.

Le persone con problemi economici, che sono maggiormente tentate di trovare lavoro nel mondo della criminalità, hanno bisogno di capire che se si è in una situazione svantaggiata, non significa che non si possa scendere ancora più in basso.

Oltre ai problemi economici, un’altra causa che offusca la nostra mente facendoci tralasciare le conseguenze è l’impulsività. Una persona può conoscere bene le conseguenze di un crimine, ma lo commette lo stesso perché in quel momento si sente tremendamente arrabbiato, offeso, ferito nell’orgoglio, etc.

Dunque ai bambini e ai ragazzi va fatto conoscere anche questo lato della vulnerabilità umana: l’impulsività, che può essere mitigata conoscendo sé stessi e dando importanza al controllo di sé stessi.

Questo porterà al bene sia dell’individuo che della società in cui vive.