Oggi è il primo dell’anno, e quindi devo dirvi delle cose.

Fate i bravi 🙂

…Beh, che significa?

Significa essere onesti? Significa essere onesti, sì, però qualche volta si può anche sgarrare? Significa sì, essere onesti, però ci son cose più importanti di questo piccolo furtarello o di questa piccola ruberia? Significa essere in generale onesti, però… e che cavolo, qui si tratta del mio lavoro, si tratta della mia vita, quindi mors tua vita mea?
Quante persone sono veramente interessate a ottenere una società onesta? Boh, non lo so. Mi sembra poche.
Perché “Onestà” tante volte sembra significhi che devono essere onesti gli altri, però quando siamo disonesti noi allora c’è sempre qualche giustificazione. Al contrario, dovremmo essere un po’ più intransigenti verso noi stessi e un po’ più comprensivi verso gli altri. Perché questo non si fa? Forse perché abbiamo in mente la stessa cosa che aveva in mente in bellissimo personaggio interpretato da Carlo Monni, che nel film “Berlinguer ti voglio bene” diceva tipo: “Bisognerebbe che lui [in quel caso Berlinguer] apparisse in televisione e dicesse VIA!”… e pensiamo che solo in una situazione del genere sarebbe plausibile cominciare tutti, senza eccezioni, a comportarci in maniera onesta, a costruire una società in cui nessuno fa il “furbo” (parola che odio usare in questo modo, perché ha una connotazione positiva).
Quando avremo smesso di alimentare una società in cui sono necessari qua e là interventi di assistenzialismo ed elemosina per compensare ciò che strutturalmente non funziona, allora avremo raggiunto una delle tappe più importanti per un mondo di persone civili, che saranno tali indipendentemente dalle leggi vigenti.
…Perché è lo spirito della civiltà che ci fa essere felici insieme agli altri, e di conseguenza più facilmente e più volentieri rispettosi degli altri.
La possibilità di fidarsi degli altri, al contrario di quello che sostengono i giustizialisti a oltranza, i leghisti e i fascisti, è la vera soluzione. La vera soluzione non sono le punizioni esemplari, non sono le leggi dure di chi in realtà non riuscirà ad applicarle. Non sono le leggi dure che se si riuscisse ad applicare avrebbero altre conseguenze, con tutta probabilità ingiusamente pesanti verso chi è innocente. È tutta un’illusione l’idea che diventando più cattivi nei confronti dei cattivi si ottiene una società onesta, perché la gente ha paura di delinquere. Deve sparire la paura e deve sparire la necessità di delinquere.
So già quello che qualcuno può pensare: è troppo lungo da ottenere. Ci vorranno 40 anni. Ci vorranno 60 anni. Ci vorranno 100 anni, e io sarò già morto quando questo succederà. Forse saranno già morti anche i miei nipoti, o forse addirittura questo obiettivo è proprio irrealizzabile per com’è fatto l’essere umano.
Ma non è che la natura umana non possa realizzare l’obiettivo di cui sto parlando. Esistono già luoghi del mondo in cui le persone sono oneste senza essere fanatiche. In Giappone sono onesti e fanatici. Io non suggerisco il Giappone, come modello. Suggerisco il Canada, dove le persone hanno lasciato dei soldi sui tornelli della metropolitana perché il distributore di biglietti non funzionava. Chiaramente lì c’è un certo benessere, e quindi le persone si possono permettere il lusso di essere onesti.
Come arrivare a questo lusso?
Bisogna capire che è un cane che si morde la coda. Un cane che si morde la coda in un cirvolo vizioso, che deve trasformarsi in un cane che si morde la coda in un circolo virtuoso.

Da

MENO BENESSERE –> MENO ONESTÀ –> MENO BENESSERE –> MENO ONESTÀ…

a

PIÙ BENESSERE –> PIÙ ONESTÀ –> PIÙ BENESSERE –> PIÙ ONESTÀ…

Chi comincia a invertire il circolo vizioso per renderlo virtuoso, mentre gli altri ancora non stanno collaborando a questo scopo?
Va molto di moda (da decenni), o forse semplicemente si ripresenta ogni tanto, il suggerimento “Cominciamo da noi stessi”. Ricordo che quando ero lupetto cantavamo una canzone proprio su questo tema. Frasi del genere sono abbastanza altisonanti e del resto corrette. Incontrano facilmente un certo cosnenso in occasioni tipo conversazione spicciola o talk show televisivo. Poi, però, quando si spengono le telecamere e le conversazioni, quando si torna nella vita in cui si prendono le decisioni, quasi nessuno vuole davvero cominciare da sé stesso, perché non c’è fiducia sul fatto questo sia efficace, e che così facendo si dia un esempio che verrà raccolto da altri. Si annusa il tipico scenario in cui, nei confronti di una persona che comincia da sé stessa, gli altri la prendono per pazza, oppure dicono/pensano “Sì, sei onesto, bravo, continua a fare quello che stai facendo… anch’io lo farò in futuro, quando saremo un po’ di più”.

A questa paura, di solito la risposta che le persone volenterose danno è di questo tipo:

Certo, è possibile che gli altri ti vedano come un Don Chisciotte. Ma purtroppo non c’è scelta e non c’è altro da fare che iniziare da noi stessi e dare il buon esempio. Non c’è un risultato garantito, ma fra fare qualcosa che forse non funziona e fare qualcosa che non funziona di sicuro, è meglio la prima. Lo dico adesso a te, e ti suggerisco di rispondere così agli altri, sperando più persone possibili vengano persuase

Vorrei aggiungere qualcosa in più rispetto a questo tipo di risposta:

convinciti interiormente che iniziare da sé stessi è importante, e poi aspira a diventare un “influencer” (per “influencer” si intende una persona molto seguita, in particolare su YouTube o su Facebook).
Al contempo, attua un consiglio che molti insegnanti di sviluppo personale danno: quando ci si prende un impegno, lo si fa di fronte agli altri. Questo lo rafforza.
E per creare e rafforzare un legame fra persone basato sulla volontà comune di essere onesti potrebbe fare la differenza. Potrebbe essere molto più potente rispetto alla semplice speranza, da parte di una persona isolata, di avere più occasioni possibili di dare l’esempio agli altri, chissà chi e e chissà quando.

Quindi… dichiara i tuoi intenti esplicitamente. A parole tue. Puoi fare ogni tanto un video, come questo che ho fatto io, un articolo su un tuo blog con una tua idea, un post su Facebook che racconta una tua esperienza.

Se vuoi puoi scrivere nella comunità Facebook “Umanitàmtàm” (se sei su questo sito sai già di che si tratta, questa parte non la trascrivo qui!). Vai alla pagina e clicca “Mi piace” se non l’hai già fatto!

Ogni tanto, insomma, pensa a qualche idea che potrebbe essere utile per cambiare il mondo. E fai un test: se immaginando di attuare questa idea hai lo stesso senso di soddisfazione che si ha quando si è punito qualcuno e ci si sente pieni del nostro ego, in quanto vincenti, noi buoni contro i cattivi, allora quella soluzione non va bene.
Se invece hai la sensazione di aver migliorato il mondo di tutti, comprese le persone che hanno sbagliato, allora probabilmente quell’idea era buona oppure contiene qualche seme di sensatezza che potresti divulgare, senza paura di dire cose stupide, senza paura di dire cose inutili perché non si possono applicare nell’immediato.

Lo ripeto: pensa a una soluzione per migliorare il mondo. Immagina che sia attuata. Poni attenzione alla sensazione che provi. Se questa sensazione accresce il tuo ego, non va bene. Idea scartata. Se questa sensazione ti fa sentire in armonia con TUTTA l’umanità, nessuno escluso, allora è una buona soluzione, o almeno contiene qualcosa di buono. Che ha senso divulgare, magari per dare uno spunto a qualcun altro, che potrebbe perfezionare la tua idea e renderla concretamente utile.

Buon 2018 !

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